Giovedì prossimo 16 aprile alle ore 22, al Teatrofficina Refugio (scali del refugio, 8 livorno) in proiezione l’ultimo film documentario dedicato a Patti Smith “Dream of Life” di Steven Sebring.

“Quando dico rock’n’roll non voglio dire un gruppo che suona canzoni, dico di un’intera comunità che passa per il suono, il ritmo e lo scambio di energia. Una sorta di sentire comune. Il senso di essere insieme in qualcosa di unico. Non è una merdata hippie. Non mi interessa un mondo dove tutti cantino la la la la, ma credo che esista un futuro là dove tutti cominceremo a comunicare.”

Si scopre una grande artista del Novecento guardando questo film. Non importa se si conoscono le sue canzoni a memoria, non serve aver comprato “allora” i suoi album. Anche chi non abbia mai sentito neppure una nota di Patti Smith, chi non conosca il suo spigoloso e sensuale corpo, il suo sguardo assorbente, la sua magnetica prossemica, la sua voce assertiva, entrerà fin dalla prima scena in un mondo artistico veramente unico. Chi ha visto invece i suoi concerti, chi l’ha seguita avrà per la prima volta la visione completa di un’artista per cui la musica, la canzone non sono stati che uno dei tanti piani di espressione. È un film di Patti Smith: colonna sonora è la sua voce, che parla e canta, legge, elenca. Un bravo, devoto regista ha saputo annullarsi per mostrare infine la grande opera d’arte di Patti Smith: la sua vita di poetessa “maudit”, musicista e madre attentissima, travolta dai lutti e costante nella ricerca. Perché Patti Smith non si è fermata, continua a scrivere e creare.

Patricia Lee Smith (Chicago, 30 dicembre 1946) è una cantante, musicista e poetessa statunitense.  È soprannominata la sacerdotessa “maudite” del rock.

A ventotto anni entrò nel mondo della musica, dapprima con timidi readings di poesia e suoni poi con singoli di etichette indipendenti, infine con un album prodotto da John Cale.  Horses del 1975 fece epoca: per la voce passionale e inebriata, per la visionaria qualità poetica e per la sferza della musica, un nudo rock elettrico che qualcuno chiamò punk, anche se quel termine avrebbe preso poi un’altra piega con l’avvento dei Sex Pistols e delle band britanniche.

Per quattro anni fino al 1979 Patti fu regina di un rock intelligente e nuovo, ammaliando i critici ma visitando anche le classifiche (“Because the Night“, scritta con Bruce Springsteen) e riuscendo a mantenere credibilità nei passaggi più spericolati, come quando nelle note al quarto album, Wave, inserì una foto di Papa Luciani e la scritta “la musica è riconciliazione con Dio”. Nel 1979 dopo un trionfale tour italiano, Patti Smith annunciò a sorpresa il suo ritiro dalle scene, e sposò Fred ‘Sonic’ Smith, chitarrista degli MC5, dal quale ebbe 2 figli: Jackson nel 1981 e Jessica nel 1987.

Nel 1988 pubblicò un disco gradevole ma sospeso a mezz’aria, Dream of Life, a cui seguirono altri anni di silenzio. Nel 2006 entra a far parte della Rock and Roll Hall of Fame.

Negli anni Novanta il paesaggio cambia drasticamente. Patti perde il fidato pianista Richard Sohl e Robert Mapplethorpe, compagno della bohème giovanile, il fratello Tod e soprattutto il marito Fred, morto per un attacco di cuore. Torna allora a fare musica e completa l’album che con Fred Smith da tempo progettava. Lo chiude nel 1996, con il nome di Gone Again.

Negli anni successivi continua con una produzione regolare e frequenti incursioni sui palcoscenici di tutto il mondo.

Le sue canzoni continuano a mirare ai dolori e alle follie del mondo: l’invasione cinese del Tibet, la morte di Ginsberg e Burroughs, il Vietnam, Madre Teresa e il mito di Ho Chi Minh, a cui Patti dedica il suo album del 2000, Gung Ho.

Il disco inedito più recente è Trampin’ (2004), con una piccola apparizione della figlia Jessica.

Per approfondire:
la conferenza stampa di presentazione di Dream of Life

il trailer del film

Giovedì 16 aprile ’09 – PATTI SMITH – DREAM OF LIFE  – un film documentario di Steven Sebring – Teatrofficina Refugio, Scali del Refugio, 8 Livorno – Ore 22 – Posto unico 3 euro

Giovedì sera, 9 aprile prossimo al Teatrofficina Refugio (Scali del Refugio8, Livorno)
verrà proiettato il documentario di Ettore Melani Un Giorno in Europa, alle ore 22:

“UN GIORNO IN EUROPA”
-Nuove forme di emigrazione-

“Un giorno in Europa: nuove forme di emigrazione, è un
documentario appena sfornato dalla MelBal produzioni,
produttrice squattrinata che si è presa la bega di toccare un
tasto difficile e complicato: ma sarà vero che questi italiani
non sono più un popolo di emigranti? Sarà vero che il
fenomeno chiamato emigrazione riguarda il passato del
nostro Paese e non più il presente? Sarà vero che gli italiani
hanno smesso di far valigia alla ricerca di miglior fortuna
altrove?
Perchè quando parliamo di emigrazione ricevuta, e quindi di
marocchini, albanesi, rumeni, moldavi, rom, senegalesi,
nigeriani e tutto il resto, siamo più o meno tutti d’accordo.
Ma quando decidiamo, da italiani quali siamo, e quindi da europei, di guardarci allo specchio e di
sottoporci alle stesse domande, ponendoci allo stesso livello culturale e sociale e nelle stesse
situazioni di coloro che chiamiamo emigrati, le cose cambiano.
Osservare le nostre realtà come osserviamo quelle “altre”, implica uno sforzo culturale
considerevole: è ciò che in antropologia prende il nome di straneamento culturale; implica in primo
luogo la sospensione di giudizi morali e la volontà di rimuovere sovrastrutture culturali che negli
anni, sedimentandosi, hanno portato alla formazione di stereotipi e luoghi comuni nei confronti
dell’alterita’. Vuol dire in altre parole capovolgere l’obbiettivo, puntarlo su noi stessi: è l’osservatore
che diventa osservato.
E magari ci accorgiamo che gli italiani che vivono fuori dall’Italia sono davvero tantissimi, e che
oggi come cinquant’anni fa molti italiani continuano a cercare fuori dal proprio Paese possibilità
nuove, come cambiare il proprio status, la propria situazione affettiva o economica, mettendo in
discussione il proprio senso di identità o la propria idea del mondo. E magari ci accorgiamo che di
queste nuove forme di emigrazione e delle dinamiche che le muovono si sa ben poco: mancano
cifre, dati, testimonianze. Cerchiamo di capire perché.
Un giorno in Europa si compone di quattro storie, quattro storie di italiani all’estero. Le loro vicende
private si intrecciano con i risvolti della nuova realtà europea in città quali Berlino, Praga, Santiago
de Compostela, Amsterdam e Prato, che è la realtà da cui provengono. La vita affettiva, il lavoro, le
aspirazioni, le difficoltà di quattro persone che solo trenta o quaranta anni fa avremmo chiamato
emigranti. E oggi come dovremmo chiamarli?
Dolce, delicato, ironico e commovente. Va visto”.

Paolo Pecchioli
Antropologo culturale

Per approfondire:

il trailer del film

Un giorno in Europa

Giovedi’ 9 aprile 2009
Un giorno in Europa – di Ettore Melani – documentario (ita/2008)
Teatrofficina Refugio – Scali del Refugio, 8 Livorno
Ore 22 – Ingresso 3 euro