“To shoot an elephant” è  il film documentario di Alberto Arce e Mohammad Rujeilah premiato lo scorso novembre al Festival dei Popoli di Firenze.
Le immagini del film sono una delle poche testimonianze visive di quanto successo a Gaza nel dicembre 2008 e gennaio 2009, quando Israele lanciò l’offensiva sulla Striscia nel silenzio quasi completo dei media. A quel tempo, soltanto il corrispondente di Al Jazeera trasmetteva, via TV e social network, immagini completamente ignote al resto del mondo, ignaro, indifferente o semplicemente “impedito” da Israele a mandare giornalisti sul posto per documentare quando accadeva. Alberto Arce, spagnolo, era lì a Gaza e le immagini di “To shoot an elephant” sono la sua testimonianza.

Arce, consapevole del problema “distributivo” di cui le immagini su Gaza hanno sofferto e soffrono ancora, ha deciso di rilasciare il suo film sotto licenza Creative Commons “attribuzione condividi allo stesso modo” CC BY SA per permettere a chi interessato, nel mondo intero, di scaricare legalmente il film, copiarlo, proiettarlo in pubblico, distribuirlo, tradurlo, alla sola condizione di citarne la fonte originaria e rilasciare il prodotto finale sotto lo stesso tipo di licenza.
Così facendo, Arce e Rujailah stanno diffondendo il loro film in tutto il mondo, e la comunità che gli si è creata attorno sta organizzando per il prossimo 18 gennaio una proiezione globale, in contemporanea in diverse città, con lo scopo di commemorare Gaza e invitare il mondo a non dimenticare -abbiamo visto tristemente, in occasione della Gaza Freedom March e del suo misero fallimento a causa dell’”ostilità” egiziana, quanto il problema Gaza sia ancora attuale e di difficile risoluzione-.
Questo vuole essere anche un appello per la comunità palestinese in Italia, e per tutti gli italiani, organizzazioni, associazioni, individui a cui sta a cuore la situazione di Gaza e della Palestina, ad organizzare proiezioni di “To shoot an elephant” e farle diventare occasioni di dibattito pubblico su quanto avvenuto e tuttora avviene a Gaza.
I film vanno visti anche fuori dai festival e le immagini -soprattutto immagini come queste- devono circolare. Grazie dunque ad Alberto e Mohammad non solo per aver girato questo film, ma anche per averlo fatto circolare sulla rete, liberamente, legalmente, a dispetto dell’”esclusiva” che ancora molti festival chiedono -anche quelli piccoli e piccolissimi- non rendendosi conto che il cinema va ben oltre il suo schermo.
Per chiunque voglia organizzare una proiezione di “To shoot an elephant” qui ci sono tutte le informazioni: http://community.toshootanelephant.com/global-screening

Il film è scaricabile legalmente: http://thepiratebay.org/torrent/5249337/To_shoot_an_elephant

Di lutto vestono gli eroi

maggio 14, 2010

Di lutto vestono gli eroi”, è il documentario, presentato dall’Associazione “Nuova Colombia”, proposto questa sera , venerdì 14 maggio per Cineofficina Refugio, Scali del refugio, 8 Livorno.
Il docu-film racconta la storia del gruppo dei cinque studenti messicani della UNAM di Città del Messico, bombardati, il 1° marzo 2008, nel territorio dell’Ecuador dall’esercito al comando di quel criminale sciaguratamente alla presidenza della Repubblica della Colombia che risponde al nome di Alvaro Uribe Velez, principale politico di riferimento per mafiosi, corrotti, corruttori, narcotrafficanti, paramilitari ed ovviamente, burattino di Washington.
l I° Marzo 2008 l’esercito colombiano bombarda l’accampamento diplomatico del comandante delle Farc-EP Raùl Reyes, situato nella regione di Sucumbios in Ecuador, con l’intento di far fallire l’intercambio Umanitario dei prigionieri di guerra e la liberazione della franco-colombiana Ingrid Betancourt.

Il leader insorgente viene assassinato insieme a 15 guerriglieri ed a 4 studenti messicani che si trovavano lì per realizzare studi accademici.

Questo video smaschera tutte le menzognere dichiarazioni fatte dal governo colombiano sull’operativo criminale organizzato in piena violazione del Diritto Internazionale e violando la sovranità dello Stato vicino.

Giovedì sera, 9 aprile prossimo al Teatrofficina Refugio (Scali del Refugio8, Livorno)
verrà proiettato il documentario di Ettore Melani Un Giorno in Europa, alle ore 22:

“UN GIORNO IN EUROPA”
-Nuove forme di emigrazione-

“Un giorno in Europa: nuove forme di emigrazione, è un
documentario appena sfornato dalla MelBal produzioni,
produttrice squattrinata che si è presa la bega di toccare un
tasto difficile e complicato: ma sarà vero che questi italiani
non sono più un popolo di emigranti? Sarà vero che il
fenomeno chiamato emigrazione riguarda il passato del
nostro Paese e non più il presente? Sarà vero che gli italiani
hanno smesso di far valigia alla ricerca di miglior fortuna
altrove?
Perchè quando parliamo di emigrazione ricevuta, e quindi di
marocchini, albanesi, rumeni, moldavi, rom, senegalesi,
nigeriani e tutto il resto, siamo più o meno tutti d’accordo.
Ma quando decidiamo, da italiani quali siamo, e quindi da europei, di guardarci allo specchio e di
sottoporci alle stesse domande, ponendoci allo stesso livello culturale e sociale e nelle stesse
situazioni di coloro che chiamiamo emigrati, le cose cambiano.
Osservare le nostre realtà come osserviamo quelle “altre”, implica uno sforzo culturale
considerevole: è ciò che in antropologia prende il nome di straneamento culturale; implica in primo
luogo la sospensione di giudizi morali e la volontà di rimuovere sovrastrutture culturali che negli
anni, sedimentandosi, hanno portato alla formazione di stereotipi e luoghi comuni nei confronti
dell’alterita’. Vuol dire in altre parole capovolgere l’obbiettivo, puntarlo su noi stessi: è l’osservatore
che diventa osservato.
E magari ci accorgiamo che gli italiani che vivono fuori dall’Italia sono davvero tantissimi, e che
oggi come cinquant’anni fa molti italiani continuano a cercare fuori dal proprio Paese possibilità
nuove, come cambiare il proprio status, la propria situazione affettiva o economica, mettendo in
discussione il proprio senso di identità o la propria idea del mondo. E magari ci accorgiamo che di
queste nuove forme di emigrazione e delle dinamiche che le muovono si sa ben poco: mancano
cifre, dati, testimonianze. Cerchiamo di capire perché.
Un giorno in Europa si compone di quattro storie, quattro storie di italiani all’estero. Le loro vicende
private si intrecciano con i risvolti della nuova realtà europea in città quali Berlino, Praga, Santiago
de Compostela, Amsterdam e Prato, che è la realtà da cui provengono. La vita affettiva, il lavoro, le
aspirazioni, le difficoltà di quattro persone che solo trenta o quaranta anni fa avremmo chiamato
emigranti. E oggi come dovremmo chiamarli?
Dolce, delicato, ironico e commovente. Va visto”.

Paolo Pecchioli
Antropologo culturale

Per approfondire:

il trailer del film

Un giorno in Europa

Giovedi’ 9 aprile 2009
Un giorno in Europa – di Ettore Melani – documentario (ita/2008)
Teatrofficina Refugio – Scali del Refugio, 8 Livorno
Ore 22 – Ingresso 3 euro