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SI FA PRESTO A DIRE GENDER – Rassegna cinematografica sull’identità di genere.

“Maschi e femmine si nasce, uomini e donne si diventa”. È in questa prospettiva che si inserisce la mini-rassegna cinematografica a cura del Teatrofficina Refugio sul tema del gender. I gender studies si occupano ormai da qualche decina d’anni dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere. A tale proposito occorre subito fare una distinzione tra sesso e genere. Il sesso è un corredo genetico, un insieme di caratteri fisici e anatomici che producono un binarismo maschio/femmina. Il genere è invece una costruzione culturale, la definizione di comportamenti che rivestono più o meno fedelmente il corredo biologico. In questo senso, vi può essere una divergenza tra le caratteristiche sessuali di un individuo e il ruolo che tale individuo ricopre nella società. Maschilità e femminilità sono quindi concetti dinamici (si trasformano col tempo) e relativi (cambiano da società e società).

La rassegna propone sei opere che spaziano nel tempo e nel luogo. La prima è L’assassinio di Sister George, un film di Robert Aldrich del 1968, dove un’attempata attrice di sceneggiati si trova divisa tra il ruolo televisivo confortante di un’infermiera e quello ben più scabroso nella vita reale (beve, frequenta i locali notturni, ha una giovane amante, ecc.).

Il secondo film in programma è My Beautiful Laundrette, tratto da una sceneggiatura di Hanif Kureishi. La storia vede come protagonisti due giovani amanti (Gordon Warnecke e Daniel Day Lewis, qui ai suoi esordi cinematografici) che cercano di farsi forza e farsi strada nell’Inghilterra arrrivista di Margaret Thatcher.

Il terzo film è Tre, l’ultimo film di Tom Tykwer, il regista di Lola Corre. Qui vediamo una coppia di quarantenni tedeschi, Hannah e Simon, che dovrà fare i conti con l’arrivo inaspettato di un terzo elemento che cambierà i loro equilibri sessuali e sentimentali.

Domenica pomeriggio la rassegna si apre con Tipping the Velvet, una miniserie inglese in tre puntate tratta dal romanzo di maggiore successo della scrittrice Sarah Waters. La protagonista, Nancy Astley, è una giovane ostricaia di provincia che si innamora di Kitty Butler, un’artista di cabaret, e la seguirà a Londra dove vivrà molteplici avventure per arrivare a capire qual è il suo ruolo nella società di fine Ottocento.

A seguire, una commedia belga dal titolo La mia vita in rosa, dove si esplora il concetto di identità sessuale dal punto di vista di un bambino di sette anni, Ludò, che preferirebbe essere una bambina.

Chiude la rassegna un film inedito in Italia, Do Comeco ao Fim (Dall’inizio alla fine), del regista brasiliano Aluisio Abranches, nel quale il tabù dell’omosessualità si confronta e si scontra con le regole dell’istituzione familiare.

SABATO 17 MARZO

Ore 18: L’assassinio di Sister George (The Killing of Sister George) – regia di Robert Aldrich, Uk 1968, 138 minuti
http://www.culturagay.it/cg/schedafilm.php?id=249

Ore 21 My Beautiful Laundrette – regia di Stephen Frears, Uk 1985, 97 minuti.
http://it.wikipedia.org/wiki/My_Beautiful_Laundrette

Ore 23 Tre (Drei) – regia di Tom Tykwer, Germania 2011, 119 minuti (versione originale con sottotitoli italiani)
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=48205&film=Drei

DOMENICA 18 MARZO

Ore 18 Tipping the Velvet (Carezze di velluto) – miniserie in tre puntate tratta dall’omonimo libro di Sarah Waters – regia di Geoffrey Sacks, Uk 2002, durata totale: 150 minuti (versione originale con sottotitoli italiani)
http://www.cinemagay.it/schede.asp?IDFilm=1928

Ore 21 La mia vita in rosa (Ma Vie en Rose) – regia di Alain Berliner, Belgio 1997, 90 min
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=33824&film=LA-MIA-VITA-IN-ROSA

Ore 23 Per Sempre (Do Comeco ao Fim) – regia di Aluizio Abranches, Brasile 2009, 94 min (versione originale con sottotitoli italiani)
http://it.wikipedia.org/wiki/From_Beginning_to_End_-_Per_sempre

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CINEOFFICINA REFUGIO presenta REFUGIO IN LOVE


lunedì 14 Febbraio dalle ore 19 in poi
aperitivo ♥ cibi d’amore ♥ poesie ♥ lovesongs
ore 22
Inediti Cineofficina
presenta
THE LOVED ONES – australia 2010
un horror romantico
regia di sean byrne
v.o. sottotitolata in italiano

Dall’ Australia arriva come un fulmine a ciel sereno questo horror indipendente girato con due soldi ma messo in scena nel migliore dei modi dal giovane regista esordiente Sean Byrne .Sebbene ad una prima lettura la trama possa sembrare quella di un qualsiasi “torture-porn” (che ultimamente stanno invandendo gli scaffali delle videoteche) lentamente il film scopre le sue carte e riesce a restare impresso nella testa dello spettatore grazie ad una serie di sequenze davvero inquietanti e che fanno balzare questo piccolo film fra i migliori del decennio appena passato.

Byrne gira con ottima mano e lascia che la prima parte sembri uscita da un film classico da Sundance — fotografia slavata ma di gusto , recitazione realistica e mai sopra le righe , movimenti di macchina semplici ma efficaci e colonna sonora completamente “indie” –  per poi gettare lo spettatore nell’incubo del povero “loved ones” , ovvero Brand rapito da una compagna di classe ( Lola , in apparenza bravissima ma in realta’ sadica torturatrice ) e dal padre di lei che  nemmeno velatamente si scoprono avere una relazione incestuosa.

Brand viene coinvolto in una spirale di violenza e follia che il regista gestisce alla grande , tirando fuori dal cilindro idee di messa in scena e di narrazione non banali e riuscendo nel difficile compito di lasciare la violenza per il 99% fuori dallo schermo visivo.

Davvero impossibile non vedere nella storia della schizzatissima figlia d’America Lola e della sua famigliola — il padre come detto malato almeno quanto la figlia ed una madre aassente nel vero senso della parola perche’ col cervello (letteralmente) bruciato — un’allegoria della situazione americana e della sua falsa facciata moralista che nasconde invece una realta’ fatta di violenza e crudelta’ .

Un film anche politico dunque , che non nasconde la falsita’ dello stile di vita americano ma che rimane ancorato al genere anche per  alcune sequenze davvero forti — come gia’ detto non tanto visvamente quanto per impatto di regia — e che spaventa non poco grazie anche ad una sceneggiatura di ferro , che non lascia da parte niente , nemmeno i personaggi secondari che si collegano alla storia principale senza per questo farne parte integrante.

Ottimo poi il fatto che la colpa che lega Brand alla morte del padre non sia la solita giustificazione per la violenza che subira’, ma che sia invece la molla che lo rendera’ invulerabile ad ogni tipo di tortura , fisica e morale.

Insomma , non sono poche le sorprese all’interno di questa opera , dalla recitazione a dir poco convincente di tutti gli interpreti — eccezionali i due giovani protagonisti , Xavier Samuel e Jessica McNamee — , alla perfetta messa in scena del regista passando per gli ottimi effetti speciali , senza dimenticare una colonna sonora magnifica ,un montaggio fantastico ed un finale a sorpresa al cardiopalma .

Insomma un film da non farsi scappare assolutamente, che come al solito — per le opere disturbanti e poco concilianti — pero’ e’ ancora inedito da noi.

Chissa’ se potremo mai vederlo su grande schermo e con il riconoscimento che la pellicola  merita.

(recensione a cura di Federico Frusciante – Videodrome – Livorno)
TOR
TEATROFFICINA REFUGIO
Scali del Refugio, 8
Livorno

WE HAD A DREAM/HERETIK SYSTEM  – domenica 02 gennaio – Anteprima al Cineofficina Refugio

In Inghilterra, nei primi anni ’90, il Criminal Justice Act di Margaret Thatcher ha vietato i raduni randagi a base di musica elettronica, i cosidetti “rave parties”. I maggiori attivisti hanno lasciato il paese x continuare a vivere la loro passione. Tra questi, i leggendari Spiral Tribe hanno cominciato a viaggiare in tutta Europa, facendosi modello di un nuovo mezzo d’espressione x i gruppi che successivamente si sono formati… in Francia, Repubblica Ceca ed Italia. Nasce così il “Free Party”, un festival gratuito, alternativo ed illegale, la miscela esplosiva che combina un pubblico inizialmente marginale e di nicchia ad una subcultura libertaria.

In Francia inizialmente questo genere di raduni erano sconosciuti al grande pubblico. Le poche centinaia di partecipanti però, col tempo cominciano a diventare migliaia e le TAZ, “Zone Temporaneamente Autonome” (Hakim Bey), cominciano a diventare un fenomeno di studio nonchè di preoccupazione x i governi. Quello francese, secondo il modello inglese, punisce l’organizzazione dei techno parties e spinge i “ravers” sempre + all’underground. Pochi anni dopo l’arrivo degli inglesi, un gruppo francese fa il suo debutto, si tratta degli “HERETIK”, scomodi xchè ritenuti una mina vagante x l’establishment.

Attivismo condito da tanta musica, il rapido arrivo al successo, la droga, gli incidenti…il carcere. Alla fine degli anni ’90 cambia il credo del “vivere felicemente ma nascondendosi”; si decide così di cambiare la strategia e rivendicare i propri diritti mediante veri e propri “atti terroristici”, usando il rumore come arma, un “bombardamento di suoni” misto a dimostrazioni quali l’interruzione di pubblico servizio mediante raduni illegali che riuniscono migliaia di persone nel cuore della capitale, a Parigi.

Il film traccia senza tabù più di 10 anni d’attivismo di questa tribù metropolitana, che clandestinamente ha organizzato dei festival persino nei templi della società dello spettacolo. Gli HERETIK hanno scalato i gradini dell’Olympia, il mitico locale parigino. Siete pronti ad una full immersion nella travagliata vita privata di uno dei gruppi di spicco della contro-cultura europea ?!?
Il documentario verrà proiettato quasi in contemporanea da noi e dal CSOA Mercato Occupato di Bari.
Un’anteprima nazionale.

CINEOFFICINA REFUGIO
Scali del Refugio, 8 Livorno
Versione Originale con sottotitoli in italiano a cura di Gianni Cheli e TraduTOR
ore 22
posto unico 3 euro

Da non perdere

Per saperne di più:

http://www.heretik.net/
http://uk.ihouseu.com/cmspage-648415564/

LUNEDI’ 01 NOVEMBRE IL DOCUMENTARIO SU BANKSY – PREMIERE AL CINEOFFICINA REFUGIO

Cineofficina refugio e Teatrofficina Refugio
sono lieti di presentare in prima (forse) italiana su grande schermo un documentario che ha rare probabilità di essere distribuito nei cinema ovvero
EXIT THROUGH THE GIFT SHOP
un documentario di Banksy o su Banksy? Il più grande street-artist vivente al mondo

Banksy stesso ci informa subito che il film doveva essere su di lui, ma che era più interessante il personaggio del regista e che quindi il film è sul regista, il paffuto francese Thierry Guetta. Venditore di vestiti usati a Los Angeles, Guetta gira ovunque armato di una videocamera riprendendo metodicamente la propria vita. Si imbatte nella Street Art, ed inizia freneticamente a frequentare la scena, riprendendo tutti i principali esponenti, da Space Invaders (nei giorni scorsi a Roma) all’arcinoto Sheperd Fairey, autore del poster di Obama. Guetta segue insomma la Stret Art nel suo percorso dalla strada alle gallerie e ai musei, fino ad imbattersi nel  rappresentante supremo del genere: Banksy, regista del film. Non appena iniziamo a pensare che la nostra curiosità sul primattore della Street Art sarà finalmente soddisfatta, Banksy gira la camera e da allora cominciamo a seguire Thierry Guetta e la sua incredibile ascesa. E’ vero? Non è vero? In un documentario questa domanda non è necessario porsela. E’ stato stabilito all’inizio. Ma Exit Through the Gift Shop è un documentario? Banksy ha casualmente trovato una persona che gli ha donato il progetto della sua vita in cambio del successo? Questo patto faustiano è un documentario vero su un personaggio finto? Banksy vuole dimostrarci che viviamo nella finzione? O che siccome nessuno ne capisce nulla l’arte contemporanea è una truffa? E se nulla di quello che abbiamo visto è vero perchè continua a vivere quando il film è ormai finito?

Il film è in versione originale con sottotitoli in italiano realizzati dai TraduTOR (collettivo traduttori del Teatrofficina Refugio)

LUNEDI’ 01 NOVEMBRE ORE 22
EXIT THRUGH THE GIFT SHOP
CINEOFFICINA REFUGIO
Scali del Refugio, 8
Livorno
posto unico 3 euro

per saperne di più:

http://giovanecinefilo.kekkoz.com/2010/10/10/exit-through-the-gift-shop-banksy-2010/

http://www.indipedia.it/arte/intervista-a-banksy-sul-sun

Domenica 18 ottobre alle ore 22 presso il Teatrofficina Refugio verrà presentata una parte della videoproduzione del regista Paolo Capezzone.
Vissuto in una borgata romana, ha praticato per dieci anni il mestiere del pugile professionista.
Laureato in filosofia, all’età di trent’anni si è trasferito ad Empoli, dove svolge l’attività di insegnante presso il Liceo Artistico. Per alcuni anni ha insegnato nei licei di Livorno.
Quasi casualmente ha scoperto da alcuni anni la produzione video-digitale che ha inteso, soprattutto, come occasione per scoprire il “mondo dei vinti”, per dare voce e spessore a chi di solito non ne ha perché emarginato. Sono nati così storie o documentari che hanno avuto come protagonisti pugili, operai, adolescenti che non riescono a crescere, marinai che non rinunciano a navigare. Alcuni di questi lavori sono stati prodotti con i propri alunni, altri in solitudine, ma sempre sotto il nome di “Cineperiferia“. Fuori dal centro, nelle riserve in cui la dinamica sociale ha confinato masse anonime, Paolo Capezzone trova i suoi protagonisti e ambienta le sue storie.
Per questa occasione saranno presentati: “Il pugilato è un mestiere duro” (documentario girato ad Empoli durante una riunione pugilistica tra il ring e gli spogliatoi); “Guardiamoci negli occhi” (la storia del primo sciopero avvenuto ad Empoli nel 1903, quello delle fiascaie che fece nascere un movimento operaio con una storia davvero notevole); ed un video dedicato a Mauro Mancini e Franco Bechini, due navigatori di cui l’autore condivide le proposte per una nautica popolare e per tutti.

Vi aspettiamo domenica 18 ottobre alle 22 al Teatrofficina Refugio, Scali del Refugio, 8 Livorno

Offerta Libera

Giovedì prossimo 16 aprile alle ore 22, al Teatrofficina Refugio (scali del refugio, 8 livorno) in proiezione l’ultimo film documentario dedicato a Patti Smith “Dream of Life” di Steven Sebring.

“Quando dico rock’n’roll non voglio dire un gruppo che suona canzoni, dico di un’intera comunità che passa per il suono, il ritmo e lo scambio di energia. Una sorta di sentire comune. Il senso di essere insieme in qualcosa di unico. Non è una merdata hippie. Non mi interessa un mondo dove tutti cantino la la la la, ma credo che esista un futuro là dove tutti cominceremo a comunicare.”

Si scopre una grande artista del Novecento guardando questo film. Non importa se si conoscono le sue canzoni a memoria, non serve aver comprato “allora” i suoi album. Anche chi non abbia mai sentito neppure una nota di Patti Smith, chi non conosca il suo spigoloso e sensuale corpo, il suo sguardo assorbente, la sua magnetica prossemica, la sua voce assertiva, entrerà fin dalla prima scena in un mondo artistico veramente unico. Chi ha visto invece i suoi concerti, chi l’ha seguita avrà per la prima volta la visione completa di un’artista per cui la musica, la canzone non sono stati che uno dei tanti piani di espressione. È un film di Patti Smith: colonna sonora è la sua voce, che parla e canta, legge, elenca. Un bravo, devoto regista ha saputo annullarsi per mostrare infine la grande opera d’arte di Patti Smith: la sua vita di poetessa “maudit”, musicista e madre attentissima, travolta dai lutti e costante nella ricerca. Perché Patti Smith non si è fermata, continua a scrivere e creare.

Patricia Lee Smith (Chicago, 30 dicembre 1946) è una cantante, musicista e poetessa statunitense.  È soprannominata la sacerdotessa “maudite” del rock.

A ventotto anni entrò nel mondo della musica, dapprima con timidi readings di poesia e suoni poi con singoli di etichette indipendenti, infine con un album prodotto da John Cale.  Horses del 1975 fece epoca: per la voce passionale e inebriata, per la visionaria qualità poetica e per la sferza della musica, un nudo rock elettrico che qualcuno chiamò punk, anche se quel termine avrebbe preso poi un’altra piega con l’avvento dei Sex Pistols e delle band britanniche.

Per quattro anni fino al 1979 Patti fu regina di un rock intelligente e nuovo, ammaliando i critici ma visitando anche le classifiche (“Because the Night“, scritta con Bruce Springsteen) e riuscendo a mantenere credibilità nei passaggi più spericolati, come quando nelle note al quarto album, Wave, inserì una foto di Papa Luciani e la scritta “la musica è riconciliazione con Dio”. Nel 1979 dopo un trionfale tour italiano, Patti Smith annunciò a sorpresa il suo ritiro dalle scene, e sposò Fred ‘Sonic’ Smith, chitarrista degli MC5, dal quale ebbe 2 figli: Jackson nel 1981 e Jessica nel 1987.

Nel 1988 pubblicò un disco gradevole ma sospeso a mezz’aria, Dream of Life, a cui seguirono altri anni di silenzio. Nel 2006 entra a far parte della Rock and Roll Hall of Fame.

Negli anni Novanta il paesaggio cambia drasticamente. Patti perde il fidato pianista Richard Sohl e Robert Mapplethorpe, compagno della bohème giovanile, il fratello Tod e soprattutto il marito Fred, morto per un attacco di cuore. Torna allora a fare musica e completa l’album che con Fred Smith da tempo progettava. Lo chiude nel 1996, con il nome di Gone Again.

Negli anni successivi continua con una produzione regolare e frequenti incursioni sui palcoscenici di tutto il mondo.

Le sue canzoni continuano a mirare ai dolori e alle follie del mondo: l’invasione cinese del Tibet, la morte di Ginsberg e Burroughs, il Vietnam, Madre Teresa e il mito di Ho Chi Minh, a cui Patti dedica il suo album del 2000, Gung Ho.

Il disco inedito più recente è Trampin’ (2004), con una piccola apparizione della figlia Jessica.

Per approfondire:
la conferenza stampa di presentazione di Dream of Life

il trailer del film

Giovedì 16 aprile ’09 – PATTI SMITH – DREAM OF LIFE  – un film documentario di Steven Sebring – Teatrofficina Refugio, Scali del Refugio, 8 Livorno – Ore 22 – Posto unico 3 euro

Giovedì sera, 9 aprile prossimo al Teatrofficina Refugio (Scali del Refugio8, Livorno)
verrà proiettato il documentario di Ettore Melani Un Giorno in Europa, alle ore 22:

“UN GIORNO IN EUROPA”
-Nuove forme di emigrazione-

“Un giorno in Europa: nuove forme di emigrazione, è un
documentario appena sfornato dalla MelBal produzioni,
produttrice squattrinata che si è presa la bega di toccare un
tasto difficile e complicato: ma sarà vero che questi italiani
non sono più un popolo di emigranti? Sarà vero che il
fenomeno chiamato emigrazione riguarda il passato del
nostro Paese e non più il presente? Sarà vero che gli italiani
hanno smesso di far valigia alla ricerca di miglior fortuna
altrove?
Perchè quando parliamo di emigrazione ricevuta, e quindi di
marocchini, albanesi, rumeni, moldavi, rom, senegalesi,
nigeriani e tutto il resto, siamo più o meno tutti d’accordo.
Ma quando decidiamo, da italiani quali siamo, e quindi da europei, di guardarci allo specchio e di
sottoporci alle stesse domande, ponendoci allo stesso livello culturale e sociale e nelle stesse
situazioni di coloro che chiamiamo emigrati, le cose cambiano.
Osservare le nostre realtà come osserviamo quelle “altre”, implica uno sforzo culturale
considerevole: è ciò che in antropologia prende il nome di straneamento culturale; implica in primo
luogo la sospensione di giudizi morali e la volontà di rimuovere sovrastrutture culturali che negli
anni, sedimentandosi, hanno portato alla formazione di stereotipi e luoghi comuni nei confronti
dell’alterita’. Vuol dire in altre parole capovolgere l’obbiettivo, puntarlo su noi stessi: è l’osservatore
che diventa osservato.
E magari ci accorgiamo che gli italiani che vivono fuori dall’Italia sono davvero tantissimi, e che
oggi come cinquant’anni fa molti italiani continuano a cercare fuori dal proprio Paese possibilità
nuove, come cambiare il proprio status, la propria situazione affettiva o economica, mettendo in
discussione il proprio senso di identità o la propria idea del mondo. E magari ci accorgiamo che di
queste nuove forme di emigrazione e delle dinamiche che le muovono si sa ben poco: mancano
cifre, dati, testimonianze. Cerchiamo di capire perché.
Un giorno in Europa si compone di quattro storie, quattro storie di italiani all’estero. Le loro vicende
private si intrecciano con i risvolti della nuova realtà europea in città quali Berlino, Praga, Santiago
de Compostela, Amsterdam e Prato, che è la realtà da cui provengono. La vita affettiva, il lavoro, le
aspirazioni, le difficoltà di quattro persone che solo trenta o quaranta anni fa avremmo chiamato
emigranti. E oggi come dovremmo chiamarli?
Dolce, delicato, ironico e commovente. Va visto”.

Paolo Pecchioli
Antropologo culturale

Per approfondire:

il trailer del film

Un giorno in Europa

Giovedi’ 9 aprile 2009
Un giorno in Europa – di Ettore Melani – documentario (ita/2008)
Teatrofficina Refugio – Scali del Refugio, 8 Livorno
Ore 22 – Ingresso 3 euro

Il Servo - J. Losey - Movie Poster

Il Servo - J. Losey - Movie Poster

Nuovo appuntamento con il MercaTOR (il mercato delle pulci autogestito) – compra, baratta e vendi quello che non usi più, all’interno dei locali del Teatrofficina Refugio.
Vista l’affluenza delle feste natalizie abbiamo deciso di trasformare il MercaTOR in un appuntamento mensile: tutte le prime domeniche del mese. Fatevi avanti e preparate la mercanzia. Domenica prossima quindi dalle 17 alle 23 vi aspettiamo.

Alle 21 invece un omaggio a Harold Pinter, drammaturgo regista ed attore morto il 24 dicembre scorso.
Il Cineofficina Refugio proietterà “Il Servo” di J. Losey, del 1963, prima delle tre importanti collaborazioni tra Joseph Losey e Harold Pinter che si misura con un grande film scrivendo l’adattamento del romanzo Il servo di Robin Maugham del 1948. Indimenticabile la prova artistica di Dirk Bogarde nei panni dell’ambiguo e sprezzante maggiordomo.

Per approfondire su Pinter:

http://www.haroldpinter.org/home/index.shtml
http://www.contemporarywriters.com/authors/?p=auth01G24K343812605467

Domenica 04 gennaio dalle 17 alle 23 – MercaTOR
Domenica 04 gennaio ore 22 “Il Servo” di J. Losey – posto unico 3 euro

Vi aspettiamo!

PANORAMICHE PRE-CARIE al Teatrofficina Refugio

Giornata dedicata al tema del precariato sabato prossimo 26 gennaio. Panoramiche pre-carie: ovvero una serie di interventi a tema nati dalla collaborazione di realtà diversamente attive in città. La serata parte alle 19 con l’aperitivo resistente curato dall’ Officina Sociale Refugio e va avanti con un Buffet flessibile ed interventi vari “a progetto”: “100% precario” video documentario realizzato da Mob-com, interventi del C.S.A. Godzilla e del Chico Malo, centro di Via Terrazzini che svolge varie attività all’interno del quartiere, Il gruppo del Teatrofficina sul palco con una performance di Teatro d’Emergenza: “Goal” e per concludere la serata, alle 22 circa la proiezione su grande schermo dell’ultimo film di Costa Gavras – Cacciatori di Teste (2005) commedia nera e spietata che racconta la parabola di Bruno, dirigente di una cartiera che dopo quindici anni di lavoro si trova di fronte ad un licenziamento e reagisce in maniera atipica per riuscire ad essere reintegrato nel sistema.
Il film, a cura di Cineofficina Refugio è in versione originale (francese) con sottotitoli in italiano.